Le Costantine: un’incredibile storia di formazione, lavoro e futuro nel cuore del Salento
Oggi li chiameremmo hub formativi. Luoghi in cui si incontrano competenze, educazione, lavoro, inclusione, impresa sociale, cura del territorio e possibilità di futuro.
Noi, alle Costantine, abbiamo cominciato a costruire tutto questo molto prima che esistessero queste parole. La nostra storia affonda le radici nel primo Novecento, a Casamassella, nel cuore del Salento. È qui che Carolina de Viti de Marco e la cognata Harriet Lathrop Dunham, detta Etta, diedero vita nel 1901 alla Scuola di merletto di Casamassella, nata per offrire alle donne del luogo una possibilità concreta di lavoro, reddito e autonomia. Non era solo una scuola. Era un’idea di società.
In un territorio segnato dalla povertà, dall’emigrazione e da opportunità limitate, soprattutto per le donne, la formazione diventava uno strumento di emancipazione. Imparare un mestiere significava poter partecipare alla vita economica della comunità, riconoscere il valore delle proprie mani, trasformare un sapere domestico in competenza, dignità, indipendenza.
È da questa intuizione che nasce il nostro modo di intendere la formazione.
Non come semplice trasmissione di tecniche. Non come assistenza. Non come attività separata dalla vita. Ma come possibilità concreta di crescita personale, culturale e professionale.
Una genealogia femminile di educazione e lavoro
La storia delle Costantine è una storia di donne che hanno saputo vedere prima degli altri ciò che il territorio poteva diventare.
Carolina ed Etta aprirono una strada. Poi quella visione fu raccolta e portata avanti da Giulia e Lucia Starace e da Lucia De Viti de Marco, che trasformarono quell’eredità in un progetto più ampio, capace di tenere insieme educazione, artigianato, assistenza, agricoltura, formazione e promozione sociale.
Nel 1982, Giulia Starace e Lucia De Viti de Marco costituirono la Fondazione Le Costantine, con l’idea di fare di Casamassella un centro di miglioramento sociale e culturale, attraverso attività artigianali ispirate ai metodi tradizionali, agricoltura biodinamica, attività didattica, assistenza sanitaria e sociale.
Sapere che veniamo da lì ci ricorda che la formazione non nasce mai nel vuoto. Nasce da un bisogno reale, da una comunità, da una responsabilità. Nasce quando qualcuno decide che le persone non devono essere lasciate sole davanti alla fragilità, alla mancanza di lavoro, alla povertà educativa, alla difficoltà di immaginare il futuro.
Le Costantine sono nate così: come un luogo in cui il sapere potesse diventare autonomia.
Il telaio come primo strumento formativo
Nel nostro percorso, il lavoro tessile ha avuto un ruolo centrale. Il telaio non è stato solo uno strumento produttivo. È stato uno strumento educativo. Ha insegnato precisione, pazienza, metodo, concentrazione, ritmo, responsabilità. Ha trasformato un gesto in competenza e una competenza in possibilità.
La Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia ha riconosciuto negli archivi Le Costantine e De Viti de Marco-Starace una memoria preziosa, legata a una lunga tradizione di impegno sociale e pedagogia rurale al femminile. In quei documenti si ritrova il senso profondo di una storia in cui il lavoro artigianale diventa gesto educativo e comunitario. E per noi questa è una definizione ancora attuale.
Ogni volta che una persona entra in un laboratorio, non impara soltanto una tecnica. Impara a stare dentro un processo. A rispettare i tempi. A collaborare. A riconoscere il valore dell’errore e della correzione. A costruire qualcosa con continuità. Questo valeva cento anni fa e vale ancora oggi.
Un hub formativo prima degli hub
Se guardiamo alla nostra storia con gli occhi del presente, riconosciamo qualcosa di molto vicino a ciò che oggi chiamiamo hub formativo.
Alle Costantine si sono incontrati saperi manuali, educazione, welfare, cura, territorio, impresa, inclusione e cultura del lavoro. Non in modo teorico, ma attraverso esperienze concrete.
Abbiamo sempre pensato che formare significasse creare condizioni.
Condizioni per imparare.
Condizioni per lavorare.
Condizioni per restare nel proprio territorio.
Condizioni per non essere esclusi.
Condizioni per trasformare una fragilità in un nuovo inizio.
Questa visione attraversa tutta la nostra storia: dalla scuola di merletto e ricamo ai laboratori tessili, dall’attenzione alle donne alla formazione dei giovani, dall’accompagnamento delle persone fragili ai percorsi professionali di oggi.
Nel tempo sono cambiati i linguaggi, gli strumenti, i bisogni e le professioni. Ma non è cambiata la domanda che guida il nostro lavoro: di cosa ha bisogno una persona per diventare più libera, più competente, più autonoma?
Dalla memoria al futuro
Oggi il Centro Servizi Formativi Le Costantine raccoglie questa eredità e la porta dentro il presente.
Lavoriamo con giovani, adulti, persone disoccupate, persone fragili, donne che vogliono rientrare nel lavoro, studenti che cercano una direzione, lavoratori che hanno bisogno di aggiornare le proprie competenze.
Lo facciamo attraverso percorsi di formazione professionale, orientamento, laboratori, politiche attive del lavoro, programmi di accompagnamento, corsi finanziati e attività legate ai bisogni reali del territorio.
Il nostro compito non è solo erogare corsi.
È continuare a costruire un luogo in cui la formazione abbia un senso concreto nella vita delle persone. Un luogo in cui chi arriva possa capire da dove ripartire, quali competenze sviluppare, quale strada intraprendere, quali possibilità può ancora immaginare.
Per questo la nostra storia non è un racconto da custodire a distanza. È una responsabilità operativa.
Ci chiede di restare fedeli a una vocazione: usare la formazione come strumento di emancipazione.
Formarsi per ripartire, da oltre cento anni
Quando oggi diciamo “formarsi per ripartire”, non stiamo inventando una formula nuova. Stiamo dando parole contemporanee a una storia che esiste da più di un secolo.
Cento anni fa, formarsi significava per molte donne imparare un mestiere, avere un reddito, non dipendere completamente da altri, riconoscere il valore del proprio lavoro.
Oggi significa anche acquisire competenze digitali, imparare una lingua, prepararsi a un settore professionale, riqualificarsi, entrare in un laboratorio, costruire un curriculum, affrontare un colloquio, ritrovare fiducia, immaginarsi di nuovo dentro il lavoro.
Cambiano le competenze.
Cambiano i contesti.
Cambiano i percorsi.
Ma resta la stessa idea: la formazione può diventare una soglia. Un passaggio tra ciò che una persona ha vissuto e ciò che può ancora costruire.
È questa la continuità più forte tra la nostra storia e il futuro, quello nostro e quello di chi c’è sceglie per ripartire.